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Piacenza.
Piacenza.Nelle edizioni passate una presenza praticamente invisibile, ma il 2010 ha segnato, complice l’arrivo di una nuova amministrazione, l’anno del “riscatto”. Basta dunque con l’idea di una provincia grigia, chiusa nelle sue nebbie e povera di spunti da offrire al turista in cerca di qualità e relax. Piacenza si colora, le nebbie da qualche anno non ci sono più e la collaborazione di tutti permette di presentare questa provincia emiliana sotto una luce di sicuro fascino turistico.
Innanzitutto, grazie alla sua posizione baricentrica rispetto al centro-nord Italia è facilmente raggiungibile sia in auto che in treno. E poi, una volta arrivati, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Si può optare per un soggiorno sportivo fatto di tanto golf, equitazione, cicloturismo, trekking, ecc. o per un soggiorno all’insegna delle tradizioni più vere e dei tanti momenti della storia che hanno visto Piacenza protagonista. Perché, chi altro può offrire un patrimonio di oltre 300 tra rocche, castelli e fortificazioni, ognuno con le proprie leggende, i propri misteri e, qualcuno, con i propri fantasmi? Per esempio, la scritta misteriosa di Grazzano Visconti, la camera segreta del castello di Gropparello, la leggenda dello stemma di Fiorenzuola, il mistero del fantasma Aloisa o il mistero della Val di Tolla con il suo monastero e il suo ospedale svaniti insieme alla valle. Ma si può anche optare per un soggiorno all’insegna del gusto e allora… In questo caso Piacenza non è seconda a nessuno! I dati parlano chiaro: 18 vini Doc, 3 salumi Dop, 2 formaggi Dop e 89 prodotti tradizionali riconosciuti! Ce n’è abbastanza per soddisfare tutti i palati nelle quattro valli che si dipartono dal capoluogo e che presentano scorci, borghi, e paesaggi che hanno dato i natali a tanti uomini illustri come Annibale Barca, Giulio Alberoni, Giuseppe Merosi, Giuseppe Verdi, Pietro Giordani, Valente Faustini, Luciano Ricchetti, Luchino Visconti, Luigi Illica e Tebaldo Visconti, in arte Papa Gregorio X.
In ogni stagione si trovano eventi che sanno suggerire i gusti, i sapori, le tradizioni, le storie e la cultura di una provincia che ha tanto da offrire e che certamente saprà affascinare il visitatore. Ecco allora l’Appennino Folk Festival (da maggio a ottobre), il Festival del Gutturnio (a Carpaneto dal 24 al 26 aprile), il Bobbio Film Festival (dal 17 al 31 luglio) e il Festival del Teatro Antico (a Veleja in luglio e agosto) e tanti altri cui si devono aggiungere gli appuntamenti culturali che i 26 musei della provincia propongono di continuo.
Centrato quindi lo slogan che ha accompagnato Piacenza alla Bit: “Una provincia da Favola (e da Tavola!)”.
.Relax e svago? Sì, grazie. A Piacenza

Tra Milano e Bologna, a soli 50 chilometri dal capoluogo lombardo, la prima città dell’Emilia che si incontra è Piacenza. È una città che vanta una storia importante e numerosi punti di attrazione turistica, compreso il fiume Po che la lambisce. La geografia della sua provincia è disegnata su quattro valli principali e da un numero elevato di piccole valli trasversali che definiscono un paesaggio di prim’ordine. Chi la definisce “un pezzo di Toscana”, chi preferisce “un angolo di Provenza”. Chiamatela come volete ma, per chi la vive, è e rimarrà sempre unica. Descrivere “le anime” delle diverse vallate richiederebbe ben più dello spazio riservato ad un articolo. Oggi vorremmo riferire e proporre un momento di relax, due o tre giorni da passare fuori dalla vita frenetica delle città, alla scoperta di luoghi e sapori genuini, a soli pochi chilometri da casa. Abbiamo deciso di visitare la Val Vezzeno, una di quelle valli trasversali di cui accennavamo. Sulle cartine la si trova come derivazione della ben più ampia Val d’Arda il cui capoluogo turistico, Castell’Arquato, non ha quasi bisogno di presentazioni.
.La nostra base la scegliamo a Torre del Borgo, in quel di Sariano di Gropparello. È classificata tra le residenze d’epoca e offre un impeccabile e raffinato servizio di bed & breakfast. Come tutte le cose belle, non è per tutti. Ha solo otto camere e una junior suite. Tempi addietro, parliamo del 1400, questa torre fu eretta a difesa del Castello di Gropparello che sorge poco lontano e fu teatro di numerose battaglie. Un’attenta opera di restauro ha permesso di recuperare il manufatto originale trasformandolo in un luogo quieto e riservato per un autentico relax. Tappa d’obbligo è il Castello di Gropparello eretto su uno sperone di roccia e difeso naturalmente da una parete naturale scoscesa sul torrente sottostante e da possenti mura sul versante più vulnerabile. Le sue origini risalgono all’VIII secolo e tra i suoi proprietari si ritrovano gli Sforza, i Pallavicino e gli Anguissola. Non è un castello tra i più imponenti, ma ha tutte le caratteristiche che lo hanno reso dapprima una fortificazione quasi inespugnabile e poi una residenza elegante e signorile seppur lontano dalle grandi rotte e dai fasti delle corti maggiori. I proprietari di oggi, la famiglia Gibelli, ha recuperato integralmente l’antico maniero aprendolo alla visita di chi voglia fare un autentico salto nel passato e a chi, in gruppo, intende partecipare alla riproposizione delle emozioni del tempo. Feste in costume, visite per le scolaresche e giornate a tema propongono nei dettagli sapori e costumi dell’epoca. Non poteva mancare un (si dice autentico) fantasma. Un altro sapore che è vincente da queste parti e quello della buona tavola e del vino eccellente.
.Molti i produttori della zona che propongono prodotti autoctoni di elevata qualità tra i vini, una visita la meritano le Cantine Montesissa. La famiglia omonima coltiva viti e produce vino da cinque generazioni e lo fa con metodi genuini preferendo la qualità alla quantità. La produzione annua di circa 200 mila bottiglie è pressoché interamente assorbita da consumatori privati e da alberghi e ristorante di livello elevato. Prima di comprare si può degustare la loro produzione fatta di vini bianchi, rossi e un passito con un profumo travolgente. Che siano fermi o mossi, i vini di questa cantina si fanno amare fin dal primo sorso e il soggiorno in questa valle diventa ancor più soave. Tante altre sono le cose da vedere. Ancora castelli, borghi antichi e strade che paiono disegnate nel morbido saliscendi di queste colline.
.A corollario di questa “full immersion” nella natura, non può mancare una visita al Golf Club Castell’Arquato. Splendido 18 buche con fairways ondulati e buche intriganti per una giornata di golf divertente e sfidante. Una visita d’obbligo anche per i non golfisti. Il ristorante del circolo sa gratificare e coccolare con specialità della cucina tradizionale proposti dallo chef Stefano in maniera tradizionale o elaborata. Oltre a questo punto di riferimento per coccolare il nostro palato, non mancano in zona tante altre soluzioni. La cucina semplice ma gustosa è di casa ed i luoghi più adatti vengono raccomandati sia dai proprietari della Torre del Borgo, sia dai Gibelli del Castello. Rientrando da questa “gita fuori porta” sembra di tornare da un viaggio più lontano, dove la nostra curiosità di cose nuove e genuine, sia stata appagata solo in cambio di una lunga distanza percorsa. Invece no. Siamo solo dietro casa.

Pietro Busconi
 
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