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| | Castell'Arquato | Grazie soprattutto alla mentalità aperta e costruttiva del proprietario, Fabrizio Battanta, e dello staff che gestisce la struttura, il Golf Club Castell’Arquato continua a accumulare consensi sia tra i giocatori abituali, sia tra quelli occasionali o di passaggio. Piccole cose lo rendono gradevole. L’informalità dei rapporti tra i soci e la gestione, l’accoglienza puntuale che fin dal primo momento ti fa sentire a casa, la possibilità, per chi ha amici a quattro zampe, di portare il proprio cane nelle strutture del circolo e sul campo. Cosa questa, abbastanza rara da trovare in giro. Il campo, diciamolo subito, non è un campetto. Facile e promozionale. Nient’affatto. È un signor par 73 di oltre 6.000 metri con ostacoli disseminati artificialmente o che riprendono la conformazione del territorio, che richiedono attenzione e una condotta di gioco precisa. Oltre ai numerosi bunker di cui è ricca quasi ogni buca, il giocatore deve vedersela anche con cinque laghi che possono diventare una vera e propria croce per chi li affronta con superficialità. Tra le buche più interessanti da segnalare, partiamo subito dalla buca 1, un par 5 di 445 metri, handicap 7. Va affrontata sapendo che prima del green c’è un lungo lago sulla sinistra e che la bandiera è protetta su tre lati da acqua. Anche la buca 3 è interessante. Un lungo par 3, in salita, di 203 metri, handicap 3. Per centrare il green serve davvero un bel colpo! La buca 4, un par 5 in discesa di 436 metri, handicap 11, può riservare piacevoli sorprese se si resta abbastanza lunghi in fairways con il primo colpo. La buca 5, invece, può riservare spiacevoli sorprese. È un corto par 3 di 118 metri, handicap 17, che si gioca dall’alto. Sulla destra c’è un lago e l’apparente semplicità può costare cara ai meno precisi. Ed eccoci sull’handicap 1 del campo, la buca 6. Un lungo par 4 di 404 metri difesa a destra dal bosco e a sinistra dal degradare del faiways che culmina in un avvallamento che può permettere, al massimo, un colpo di recupero. Delle seconde nove buche, da segnalare senz’altro la buca 10, un par 4 dog leg a destra di 325 metri. Il suo handicap di gioco è 6 e va affrontata centrando il fairways sottostante per poter cercare il green col secondo colpo a saltare uno stretto ma insidioso fossato centrale. Unica soddisfazione (relativa): in questa buca non ci sono bunker. Il resto del tracciato si sviluppa nella parte bassa dell’appezzamento di 64 ettari che costituisce il campo di golf e le buche sono tutte degne di annotazione, sia perché tecnicamente sfidanti, sia perché permettono di gustare l’atmosfera e gli aromi di queste colline piacentine. Per gustare gli aromi bisogna attendere di arrivare in club house e chiedere di Stefano, lo chef. Ci penserà lui a servire un gustoso pasto o una succulenta cenetta con i piatti della tradizione locale serviti nel più classico dei modi o nelle varianti più di tendenza. Non manca il buon vino che da queste parti è signore. Dopodiché, che a golf si sia vinto o si sia perso, passa in secon’ordine!
Pietro Busconi |
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